In occasione della prima edizione di Cosmogarden, l’ADAF (Associazione dei Dottori in scienze Agrarie e Forestali), ha patrocinato un evento sulla zanzara tigre, tenuto dal Dott. Roberto Stucchi, agronomo che nel corso della sua carriera si è occupato anche di questo problema.

Lo scopo dell’incontro è stato quello di fare un identikit della zanzara, utile per capire come combatterla efficacemente.

L’origine della zanzara tigre in Italia

Il suo arrivo in Italia è stimato ad inizio degli anni novanta, probabilmente nel 1990 al porto di Genova, trasportata nei container di pneumatici usati.

Dal lì in poi gli avvistamenti del particolare esemplare si sono sparsi a macchia d’olio lungo tutta la penisola, tanto che oggi è difficile trovare delle zone esenti dalla sua presenza.

Proprio questo è il primo aspetto ad essere sottilineato durante l’incontro: nonostante la zanzara tigre sia arrivata come varietà esotica, la sua grandissima plasticità biologica le ha permesso di adattarsi al nostro territorio, tanto da essere diventata oggi un insetto comune e rendere così vana la speranza di poterla estirpare dal nostro territorio: l’unica cosa che ci rimane da fare è quindi imparare a conviverci.

Le abitudini della zanzara tigre

La zanzara è molto sedentaria, difficilmente si sposta dal luogo in cui nasce (ricopre al massimo un raggio di qualche centinaia di metri).

Questi insetti sono glicifagi, quindi si nutrono principalmente di nettare e succo dei fiori.
Gli esemplari maschi non pungono, mentre la femmina lo fa per assimilare alcune proteine contenute nel sangue dei mammiferi, necessarie per la maturazione delle uova: non a caso la deposizione avviene circa 60-80 ore dopo il “pasto”.

Durante il prelivo la zanzara immette nei capillari della “vittima” la propria saliva, sostanza che, oltre a generare fenomeni di irritazione che stimolano la circolazione e aumentano l’afflusso di sangue, ha scopo anticoagulante e anestetizzante, così da mantenere il sangue fluido durante il prelievo ed evitare che il malcapitato si accorga di quanto sta accadendo.

La zanzara tigre generalmente non punge nelle ore più calde della giornata (tra le 11 e le 15 del pomeriggio, indicativamente), preferendo riposarsi nelle zone ombreggiate: questa informazione ci suggerisce che, in determinati orari, diventano queste le zone più a rischio!

Il ciclo vitale della zanzara tigre

Il ciclo vitale della zanzara tigre è strettamente legato alla presenza di acqua.

Le uova vengono deposte sulla superficie di ristagni idrici (niente acqua corrente, quindi) e si aprono solo dopo essere state sommerse.

Per la schiusura sono fondamentali due fattori: temperatura e quantità di luce.
Quando le temperature sono troppo basse, le uova rimangono diapausanti, resistendo sia al freddo che al disseccamento, in attesa che si manifestino condizioni più favorevoli. Anche in caso di caldo eccezionale fuoristagione, le scarse ore di luce delle corte giornate invernali scongiurano il rischio di schiusure anticipate.

In condizioni favorevoli, le uova si schiudono dopo circa 5-7 giorni, aprendo la strada alle larve, che posizionandosi a testa in giù respirano grazie a un sifone posizionato a pelo d’acqua.

Dopo altri 7-15 giorni circa la larva si raggomitola su se stessa, formando lapupa, che rimarrà immobile per 2-4 giorni prima di liberare lo stadio finale della zanzara che tutti conosciamo.

Un esemplare femmina adulto può vivere tra i 20 e i 40 giorni, ed è in grado di deporre tra le 40 e le 70 uova per volta, fino ad un massimo di 7 deposizioni durante l’arco di tutta la sua vita.

come combattere zanzara tigre

Come combattere la zanzara tigre

Negli ultimi anni l’emergenza è stata presa molto in considerazione anche dalle autorità locali, che hanno iniziato ad adottatare procedure e disposizioni mirate: divulgazione ai cittadini, monitoraggio, prevenzione, lotta larvicida, ordinanze e sanzioni (come quelle che vietano i sottovasi) e, come ultima ed estrema arma, la lotta adulticida.

La lotta alla zanzara tigre parte dal monitoraggio, svolto principalmente con tre scopi:

  • conoscere le sue abitudini;
  • monitorare le popolazioni;
  • indirizzare la campagna di lotta.

Il monitoraggio della popolazione può avvenire sulle larve, sugli adulti, o sulle uova.
Il metodo più diffuso prevede l’utilizzo di contenitori di plastica posti in posizioni strategiche. L’acqua in essi contenuta induce la zanzara a deporre, sfruttando un listello di masonite posto come ancoraggio per le uova: delle particolari pastiglie antilarvali disciolte nell’acqua impediscono la schiusura, permettendo agli addetti di prelevare il listello e, mediante una semplice conta, farsi un’idea della popolazione concentrata nella zona e delle sue abitudini.

Contemporaneamente alla fase di monitoraggio, si può agire attraverso altre tre fasi: prevenzione, lotta larvicida e lotta adulticida.

Anche senza fare calcoli, leggendo la descrizione sul ciclo di vita della zanzara tigre è facile intuire come l’aumento della popolazione segua una crescita esponenziale, soprattutto se non si cerca di limitare la deposizione delle uova: è quindi chiaro che la prima arma sia quella della prevenzione.

A fronte del cambio di rotta da parte della amministrazioni locali, che hanno messo in campo provvedimenti sempre più stringenti, si stima che su luogo pubblico si trovino soltanto il 20-30% dei focolai attivi: in altre parole, gran parte delle zanzare “circolanti” (il 70-80%) ha origine da focolai presenti nelle nostre case e nei nostri giardini privati.

Proprio per questo è importantissimo che anche i cittadini agiscano attivamente nella prevenzione, specialmente nel periodo che va da Marzo ad Ottobre circa.

Il modo migliore per ostacolare la deposizione è quello di agire sui focolai di infestazione, eliminando oggetti “critici” o quanto meno controllandoli regolarmente e rimuovendo l’eventuale acqua stagnante in essi contenuta: sottovasi, portaombrelli, fontanelle, annaffiatoi, grondaie, anfore, rocce ornamentali porose, ma anche semplici rifiuti come bottiglie di platica o lattine all’interno dei quali, dopo le piogge, possono ristagnare piccolissime quantità di acqua (il Dott. Stucchi ci tiene a sottolineare quanta poca acqua basti alla zanzara per deporre).

Laddove non sia possibile evitare il ristagno, come nei tombini e in altri oggetti inamovibili, si procede invece con l’inserimento di speciali pastiglie (antilarvali) capaci di inibire la schiusura delle uova o il passaggio allo stadio di sviluppo finale, ad esempio mediante l’utilizzo di un batterio innocuo per l’uomo e gli animali in grado di uccidere le larve (lotta larvicida).

sottovaso focolaio di infestazione zanzara tigre
I sottovasi, tra i principali focolai di infestazione presenti nelle nostre abitazioni

La lotta adulticida invece viene fatta attraverso i pesticidi, ed è un rimedio straordinario che si usa solo in situazioni di emergenza, perché caratterizzata da diversi problemi:

  • è poco selettiva e di conseguenza colpisce anche gli insetti “utili”;
  • avendo una bassa persistenza nell’ambiente, sono necessari numerosi e regolari trattamenti dell’arco della stagione, con tutte le relative conseguenze su costi e sicurezza per la salute delle persone;
  • aspetto molto importante, non motiva le persone ad impegnarsi nella prevenzione, generando in loro la convinzione che tanto si può sempre intervenire a posteriori (ma come dice il detto, “prevenire è meglio che curare”).

Da preferire le alternative ecologiche, come l’utilizzo di pipistrelli e particolari uccelli molto ghiotti di zanzare, anche se la via maestra rimane comunque quella della prevenzione.

Esistono alcune moderne tecniche in grado di diminuire drasticamente (se non addirittura azzerare) il numero di zanzare presenti in un determinato luogo, ad esempio liberando nell’ambiente maschi appositamente infettati e resi sterili.
Purtroppo però, per evitare danni potenzialmente catastrofici all’ecosistema del pianeta, queste tecniche vengono utilizzate solamente in casi di serio pericolo sanitario per la popolazione, qualora le zanzare siano vettori di virus o batteri pericolosi per l’uomo.

Alcuni consigli utili

Oltre che agire sulla fonte del problema per cercare di dimunuire gli esemplari, si possono seguire alcuni consigli per diminuire il rischio di punture, come quello di evitare vestiti colorati e profumi, che a quanto pare sono in grado di attirare le zanzare.

Evitare i luoghi dove sono particolarmente concentrati questi insetti, come prati abbandonati o con erba alta e parcheggi assolati.
Inoltre, in virtù di quanto detto prima, durante le ore centrali della giornata sarebbe buona norma evitare le zone ombreggiate, così da non disturbarli e indurli a pungere.

Ultimo ma mai scontato, il consiglio di non grattare la puntura, in modo che la saliva non vada in circolo nel sange e non allarghi la zona di irritatazione.

Conclusioni

Sapere che la zanzara tigre è ormai un insetto comune che non possiamo levarci di torno è sicuramente una brutta notizia per molti, ma non disperate: seguire le semplici regole di prevenzione sopra descritte potrà sicuramente migliorare la nostra convivenza con loro… per il resto, non ci rimane che armarci di citronella e repellenti vari!

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