Ristrutturare una casa di costruzione non recente e migliorarne la classe energetica è una pratica sempre più diffusa in questi anni, complici anche i sostanziosi incentivi rivolti all’efficientamento energetico che lo stato sta proponendo.

Ma quali sono i riscontri effettivi? Si raggiunge un significativo risparmio energetico? Il comfort interno dell’abitazione migliora per davvero?
Proverò a rispondere a queste domande, portando come esempio i dati che ho rilevato personalmente nella mia abitazione.

L’intervento di ristrutturazione svolto

Circa quattro anni fa l’abitazione ha subito un’intensa ristrutturazione, sia dal punto di vista del rinforzo strutturale, sia per quanto riguarda l’efficientamento energetico.

Essendo una costruzione risalente agli anni ’70, gli accorgimenti di isolamento erano praticamente nulli: muri non coimbentati, tetto senza intercapedine, vetri delle finestre singoli, e tutte le altre cose che quarant’anni fa erano diffuse normalmente.

L’abitazione è divisa in due appartamenti separati ed indipendenti, posti su tre piani (primo piano, piano terra e pianto interrato).
I lavori compiuti in virtù del risparmio energetico sono stati i seguenti:

  • cappottatura esterna da 10 cm;
  • sostituzione degli infissi con serramenti a vetro doppio e riflettente;
  • nuovo impianto idraulico in parallelo con tubi multistrato coimbentati;
  • sostituzione della caldaia tradizionale del primo piano con caldaia a condensazione;
  • installazione delle valvole tarmostatiche sui termosifoni;
  • Isolamento del tetto.

I dati raccolti sul risparmio energetico

A distanza di quattro anni penso di aver raccolto abbastanza dati per poter tirare le somme e fare un confronto significativo tra i consumi pre e post ristrutturazione, minimizzando l’influenza di quelle che potrebbero essere state stagioni più fredde o più calde del normale.

Annotando i metri cubi effettivi di consumo e non il costo in bolletta, ho eliminato dall’analisi anche l’influenza dell’oscillazione del prezzo del gas sul mercato. Nel caso in cui foste interessati ad approfondire l’importanza del raccogliere e archiviare i dati dei consumi e delle spese casalinghe, qui potete leggere un articolo che ne parla.

I valori sono divisi tra quelli rilevati prima dell’intervento della ristrutturazione e quelli rilevati a lavori completati. Per organizzarli meglio ho anche diviso l’anno in due parti, quella della primavera-estate, in cui solitamente il riscaldamento non è attivo e il consumo è da attribuirsi principalmente all’acqua calda dei sanitari, e quella autunnale-invernale, in cui invece l’incidenza del riscaldamento è molto alta:

Dati dopo ristrutturazione ed efficientamento energetico

I consumi di Metano (espressi in metri cubi)

Guardando i dati dei mc di gas metano consumato nei periodi autunnali-invernali (quelli in cui il riscaldamento è effettivamente attivo in casa) si nota subito che il consumo è calato drasticamente. Nello specifico:

  • nell’appartamento al piano terra i consumi sono calati del 40% circa;
  • nell’appartamento al primo piano i consumi sono calati del 50% circa.

La differenza tra i due risultati è da attribuirsi principalmente a due fattori. Il primo è la caldaia, che al primo piano è a condensazione (e quindi più efficiente) mentre al piano terra è ancora di tipo tradizionale.
Il secondo è che, mentre il primo piano si trova totalmente isolato dell’esterno su tutti i lati (cappotto perimetrale, coimbentazione del tetto e locale riscaldato al piano inferiore), il piano terra disperde calore dal pavimento, avendo al di sotto di esso una cantina non riscaldata (e quindi locale freddo).

L’incidenza di ogni dettaglio

Ovviamente il risparmio energetico globale si basa sull’efficientamento di tanti piccoli aspetti. Nel mio caso, ogni lavoro aveva uno scopo:

  • la cappottatura esterna in polistirene (PS, polistirolo per gli amici) isola i muri perimetrali, riducendo così lo scambio di calore con l’ambiente esterno. A parità di materiale, la performance di isolamento aumenta con l’aumentare dello spessore. Esistono però anche materiali innovativi in grado di garantire le stesse performance con spessori molto più ridotti (ovviamente anche il loro costo aumenta);
  • la caldaia a condensazione, più efficiente di quella tradizionale, lavorando su impianti tradizionali con radiatori da parete può portare ad un risparmio energetico anche fino al 15%;
  • le valvole termostatiche permettono di settare al meglio la temperatura di ogni singola stanza, evitando così di riscaldare locali inutilizzati o che richiedono temperature inferiori rispetto ad altri più vissuti della casa (qui la guida per regolarle al meglio);
  • gli infissi moderni riducono al massimo gli spifferi grazie all’utilizzo di schiume espanse che vanno a sigillare ogni fessura del telaio verso l’esterno. I vetri (doppi o tripli), caratterizzati da un’intercapedine di gas e da una o più lastre basso emissive, riducono drasticamente l’emissione di calore e, grazie all’effetto riflettente, riducono notevolmente anche l’assorbimento di calore causato dall’irraggiamento dei raggi solari;
  • l’isolamento del tetto, allo stesso modo di quello dei muri perimetrali, riduce lo scambio di calore con l’esterno grazie all’aggiunta di materiale isolante e alla creazione di un’intercapedine d’aria (noto cattivo conduttore di calore);
  • l’impianto idraulico con tubi multistrato coimbentati permette all’acqua calda di disperdere meno calore durante il tragitto verso i sanitari o i caloriferi. Di conseguenza è possibile impostare temperature di mandata dell’acqua calda inferiori rispetto a quanto si possa fare in un impianto classico di tubi in rame.
    Il circuito dell’impianto, poi, è stato trasformato da un obsoleto monotubo in serie ad un più moderno ed efficiente bitubo con radiatori in parallelo, nel quale ogni calorifero possiede tubi dedicati di mandata per l’acqua calda e di ritorno per l’acqua “fredda”. All’atto pratico, nel monotubo, essendo l’ultimo calorifero raggiunto da acqua tiepida che si è già raffreddata passando per i radiatori precedenti, era necessario sovradimensionare l’ultimo radiatore, o impostare temperature di mandata dell’acqua calda più alte, mentre in un bitubo ogni calorifero è raggiunto da acqua che arriva direttamente dalla caldaia (che non avendo disperso calore altrove potrà cederlo efficacemente alla stanza).
    Nella due immagini qui sotto ho schematizzato la differenza tra le due tipologie:
Impianto di riscaldamento monotubo con circuito in serie

Vecchio impianto di riscaldamento con circuito monotubo e radiatori in serie

Impianto di riscaldamento bitubo con circuito in parallelo

Nuovo impianto di riscaldamento con circuito bitubo e radiatori in parallelo

Le mie conclusioni

Dati alla mano, è evidente che i consumi  per il risaldamento dell’acqua si siano drasticamente ridotti. Parlando invece dal punto di vista del comfort interno, devo dire che anche in termini di percezione la casa, rispetto a prima, è più calda in inverno e più fresca in estate, e che qualora non sia così, si riesce comunque a renderla confortevole in breve tempo grazie all’ausilio del riscaldamento o dell’impianto di condizionamento.

Ovviamente il risultato non è assoluto e le performance sarebbero potute essere spinte ancora più in là con l’adozione di sistemi quali l’impianto di riscaldamento a pavimento, l’impianto di ventilazione meccanica controllata, i pannelli solari per il riscaldamento dell’acqua sanitaria, gli infissi con vetri tripli, una cappottatura esterna più spessa o con materiali più isolanti, ecc..

Mi ritengo comunque molto soddisfatto dei risultati raggiunti e dell’investimento fatto. Qualora non ne foste ancora convinti, vi ricordo anche che lo stato italiano prevede forti incentivi sulle spese fatte per migliorare la classe energetica delle abitazioni (fino al 65% di rimborso in alcuni casi).

Questa era la mia esperienza a seguito di una riqualificazione energetica abitativa. Commentate qui sotto per condividere i vostri riscontri o per dire la vostra riguardo questi interventi sempre più diffusi negli edifici italiani!